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Lavoro minorile e protagonismo dell’infanzia


Lunedì 1 dicembre 2003 ai Carmini, in corso Fogazzaro 250, Vicenza

Intervento di:

- Anyela Yarmin Castañeda Bueda (13 anni)

- Alejandro Martínez Rodríguez (educatore), rappresentanti di Pequeño Trabajador (Bogotà), Movimento colombiano dei bambini e adolescenti lavoratori organizzati;

- Maria Rosa Cutillo di Mani Tese (coordinatrice per Mani Tese della GlobalMarch against Child Labour,

- Aldo Prestipino di Asoc (Associazione Solidarietà e Cooperazione di Vicenza e vicepresidente di Italianats).

COMUNICATO STAMPA Di ASoC del 2 dicembre 2003

Dibattito aperto ieri sera ai Carmini di Vicenza sui diversi approcci al mondo dei bambini lavoratori: da “infanzia negata” a una “valorizzazione critica” delle esperienze

Si è svolto ieri sera l’appuntamento mensile del Pldm dedicato al lavoro minorile che ha visto come protagonisti una delegazione colombiana rappresentata da un’adolescente lavoratrice - Anyela Yazmin Castañeda Rueda di 13 anni – e dall’educatore Alejandro Martínez Rodríguez, che si sono confrontati con Viviana Campelli dell’Associazione Mani Tese e Aldo Prestipino di ASoC-Italianats.

Un dibattito molto complesso, quello sul lavoro minorile, che non si è potuto né voluto esaurire nell’arco di una sola serata, ma che comunque aveva come scopo quello di stimolare una visione diversa dell’infanzia, in particolare di quella lavoratrice, dei Paesi del Sud del mondo. E il risultato è stato pienamente raggiunto, visto che alcuni dei tradizionali paradigmi occidentali sull’infanzia hanno vacillato di fronte alla voce diretta di chi sperimenta quotidianamente il lavoro minorile e le conseguenze pratiche di politiche pubbliche e di leggi internazionali che ostacolano il cammino di chi cerca di coniugare l’esigenza del lavoro con il diritto all’educazione.

Le testimonianze dei rappresentanti colombiani hanno entrambe messo in evidenza il lavoro svolto dall’Associazione Pequeño Trabajador (il piccolo lavoratore) di Bogotà, che va esattamente nella direzione di garantire all’infanzia, accanto a un lavoro degno, una formazione scolastica di qualità, cosa che non sempre le istituzioni pubbliche riescono ad offrire.
“ Quello che noi desideriamo è instaurare una relazione con i bambini, basata su una nuova forma di approccio pedagogico con loro, che non necessita di una gerarchia, ma che si fonda invece sul rapporto orizzontale tra adulto e bambino/adolescente”: con queste parole Alejandro Martinez ha focalizzato il suo intervento dal punto di vista degli adulti che accompagnano i ragazzi nella loro auto-organizzazione.

Anyela Castañeda, partendo dalla sua esperienza di lavoratrice, ha ribadito il ruolo positivo che nella sua vita quotidiana riveste il lavoro, inteso come modalità di riscatto da una situazione che, mantenuta nell’illegalità dalla legge stessa, porta a persecuzione da parte della polizia e a condizioni di sempre maggiore sfruttamento economico e all’esposizione ai pericoli della strada. Attraverso Pequeño Trabajador ha potuto migliorare le proprie condizioni di vita e di lavoro, prendendo coscienza dei suoi diritti, non solo come bambina ma anche come lavoratrice. Perché “le istituzioni e le organizzazioni internazionali” sostiene Anyela “non potranno mai riuscire a farsi carico del sostentamento di tutti i bambini del mondo, il lavoro invece sì, perché dà loro la sicurezza non solo di un futuro ma anche di un presente migliore, vissuto con dignità”.

Il confronto con la rappresentante di Mani Tese, che appoggia l’iniziativa della Global March contro il lavoro minorile, è avvenuto sul diverso approccio alle responsabilità del bambino stesso in risposta a situazioni di povertà e di negazione dei diritti fondamentali. Secondo Viviana Campelli, portavoce di Mani Tese, non è il bambino a doversi assumere in persona la responsabilità della propria sopravvivenza, ma sono piuttosto gli adulti a dover tutelare il bambino fino a una certa età. La proposta dei Movimenti di bambini e adolescenti lavoratori sta invece nello spostare la classica concezione occidentale del bambino da oggetto di tutela a soggetto di diritti, come reale protagonista della propria vita, sia all’interno della famiglia che nella società. Se entrambi gli approcci hanno come obiettivo il riconoscimento dei diritti dell’infanzia, in primis l’istruzione e la lotta allo sfruttamento, alcune sostanziali differenze emergono nella valutazione degli effetti che le politiche abolizioniste hanno sui soggetti direttamente coinvolti, ovvero i bambini lavoratori.

“La Global March - sintetizza Viviana Campelli - vorrebbe che i bambini non si trovassero nella necessità di organizzarsi e di difendersi”. Invece è proprio questa spinta positiva all’auto-organizzazione e alla presa di coscienza dei propri diritti e del proprio ruolo anche politico nella società, che le organizzazioni di bambini lavoratori vogliono stimolare, trasformando una situazione negativa di partenza, in una opportunità di crescita e sviluppo. Uno sviluppo che non vuole ricalcare le orme del modello economico occidentale, ma trovare una propria strada che tenga conto del contesto e a partire dalle proprie risorse, perché “Non desideriamo entrare nel futuro attraverso la porta della ricchezza - sottolinea Martinez - ma attraverso quella della dignità”.

E allo stesso modo conclude Anyela: “Sono povera e continuerò ad esserlo, ma con dignità”.

Secondo i rappresentanti di Pequeño Trabajador, combattere il lavoro minorile non significa combattere la povertà: denunciano perciò la menzogna che si cela dietro all’operato di grandi organizzazioni internazionali i cui programmi assistenzialisti impediscono lo sviluppo dei Paesi del Sud del mondo impoverendoli sempre di più. Allo stesso modo, la “propaganda” della Global March che mostra solo gli aspetti più deplorevoli dello sfruttamento del lavoro minorile, includendo quelli che per i Movimenti Nats non sono lavori ma veri e propri delitti - come la prostituzione, i bambini soldato, il traffico di minori, la riduzione in schiavitù - non ha finora portato a un miglioramento effettivo della situazione, ma spesso ha ostacolato i percorsi alternativi messi in atto dalle comunità locali.

Di fronte alla forza della testimonianza di Anyela, molti sono i dubbi sorti nel pubblico, rispetto alla tradizionale idea che il lavoro minorile vada semplicemente abolito, sulla scia di quanto accaduto qui in Europa nel secolo scorso. Sebbene con fatica, emerge a poco a poco la consapevolezza che non sia sempre e solo il Nord a contribuire allo sviluppo del Sud del mondo, ma che anche il Sud è capace di elaborare modelli di sviluppo umano che nulla hanno di invidiare a quelli occidentali, ma che anzi a volte riescono a cogliere con più sensibilità e lungimiranza possibili soluzioni di miglioramento.
Il tutto in un’ottica di scambio reciproco per la costruzione comune di una società migliore per tutti.

Proprio per dare voce e sostenere le proposte di resistenza e uscita dalle periodiche crisi che colpiscono il cosiddetto Terzo Mondo, è nata in Italia nel 2000 una rete di associazioni e ong attive nella cooperazione internazionale e nel commercio equo-solidale, che ha come obiettivo quello di rafforzare le attività dei Movimenti di Bambini e Adolescenti Lavoratori organizzati. Aldo Prestipino, vice presidente di questa rete chiamata Italianats (da Nats: niños y adolescentes trabajadores, bambini e adolescenti lavoratori), ha ricordato che “Nel corso della prima campagna abolizionista del 1998, molte organizzazioni che sostengono i bambini lavoratori si sono viste tagliare i fondi: per questo, come associazioni che da anni appoggiavano queste realtà, abbiamo sentito l’urgenza di attivarci costituendo una rete di sostegno ad hoc”. ASoC di Vicenza è una di esse, e da quest’anno è diventanta anche sede operativa della segreteria di Italianats.

La delegazione colombiana, invitata in Italia da una delle associazioni che aderiscono alla rete, sarà una delle tante che parteciperanno il prossimo anno a Berlino a un incontro internazionale, della cui organizzazione logistica si sta occupando ProNats, partner tedesco di Italianats. L’incontro fa seguito a un primo meeting di preparazione tenutosi a Milano nel dicembre 2002, e permetterà ancora una volta alle delegazioni di bambini lavoratori di Africa, Asia e America Latina di scambiare le loro esperienze, riflettere insieme sulla situazione dei loro paesi e trovare delle proposte comuni di miglioramento.
Perché per i bambini e adolescenti lavoratori organizzati è chiaro che in un mondo globalizzato è sempre più urgente unirsi e rafforzare la propria presenza a livello internazionale, affinché le istanze che vengono dal basso possano raggiungere non solo la società civile ma anche le istituzioni politiche e governative.


Ufficio Stampa di ASoC

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