Premessa al progetto: PICCOLI ARTIGIANI CRESCONO

Il . Inserito in Benin - Piccoli artigiani crescono

BENIN: CONTESTO SOCIO-ECONOMICO

Il Benin, paese dell'Africa occidentale con circa otto milioni di abitanti, confina con Burkina Faso, Togo, Niger e Nigeria. Si affaccia sul golfo di Guinea, non distante dal quale sorge la capitale Porto Novo. A partire dal XVI secolo, il Paese divenne noto come "costa degli schiavi”, per essere stata una delle basi da cui inglesi e olandesi gestivano la tratta verso le Americhe degli schiavi africani.


Dopo la seconda guerra mondiale la colonia visse un processo di rapida maturazione politica, denotato dal fiorire di numerosi partiti e sindacati, che condusse nel 1960 alla conquista dell'indipendenza. I nove anni successivi furono caratterizzati da una forte instabilità politica, con il susseguirsi di cinque colpi di stato, nove governi e cinque costituzioni.
 
Nel 1972 un ennesimo colpo di Stato impresse una svolta radicale alla forma di governo dell'ex colonia, trasformandola in una "democrazia popolare" di stampo filo-marxista, che nel 1974 cambiò ufficialmente il nome da Dahomey in Benin.
 
L'impronta data alla politica economica, secondo i paradigmi classici dell'ideologia marxista, non migliorò le gravi condizioni economico-finanziarie del Paese, tanto che fu lo stesso colonnello golpista Kérékou a riconoscere, dopo la caduta del muro di Berlino, il fallimento del piano economico sino ad allora attuato.
 
Dopo aver allentato il rigore ideologico proprio dell'economia pianificata, nel 1990 il Benin abbandonò definitivamente l'ideologia marxista abbracciando il processo di democratizzazione da tempo vivo in seno alla società civile.
 
La transizione politica si è svolta senza traumi di rilievo, tanto che il Benin è stato uno dei primi Stati dell'Africa sub-sahariana ad accedere pacificamente a libere elezioni.
 
Se il processo di democratizzazione ha trasformato il Benin in uno dei paesi più liberi e aperti dell'Africa occidentale, la difficile congiuntura economica (su cui hanno pesato anche le rigorose misure imposte dal Fondo Monetario Internazionale) si è andata aggravando nel corso degli anni '90, compromettendo seriamente lo stato dell'economia nazionale.
 
L'economia del Benin è sottosviluppata e dipende dall'agricoltura di sussistenza, dalla coltivazione del cotone e dal commercio regionale. La crescita nella produzione reale ha avuto una media negli ultimi sei anni del 5%, ma la rapida crescita della popolazione ha reso vana gran parte di questa crescita. Come molti altri paesi del continente, il Benin affronta oggi una crisi economico-finanziaria dalle gravi ripercussioni sociali, che ne fa uno dei paesi più poveri dell'Africa occidentale. 
In questo contesto, nel marzo del 2006 Yayi Boni è stato eletto presidente del Benin. E' finita così l'era di Mathieu Kérékou, che ha dominato la vita politica del Paese per ventotto anni.
 
Nonostante qualche irregolarità, gli osservatori internazionali hanno definito le elezioni sostanzialmente regolari, segno che la democrazia introdotta in Benin nel 1996, è radicata nella società. La distribuzione demografica è difforme: nel sud si concentra il 70% dei cittadini del Benin (con punte di 200 ab/km²), mentre il nord, più arretrato, è terra d’emigrazione.
I dati statistici forniti dall’Unicef parlano di una mortalità infantile nel primo anno di vita pari all’88 per mille e, entro i 5 anni, 148 ogni mille nati vivi. I bambini registrati alla nascita non superano il 70%; i tassi di iscrizione alla scuola sono pari al 70% per le femmine e 86% per i maschi, con tassi di analfabetismo tra i giovani (15-24 anni) pari al 33% nelle femmine e 59 % nei maschi. La speranza di vita è di 56 anni, il 47% della popolazione vive con meno di 1,25 dollari al giorno
La fame, la povertà e la malattie sono dunque molto presenti in Benin e le bambine e i bambini ne subiscono le conseguenze più crude: sono migliaia i bambini che a 5 - 6 anni  non entrano nel circuito scolare, ma vengono proiettati nel mercato informale del lavoro, con orari e mansioni pesanti; esiste inoltre un consistente fenomeno dell’esodo precoce dai villaggi,  determinato dal fatto che persone che girano per i villaggi,  propongono alle famiglie di lasciarli andare con loro in città palesando la possibilità che, in questo modo, potranno studiare ed avere un futuro migliore, in realtà vanno a finire, quando va bene, a servizio di famiglie e commercianti che li mettono al lavoro senza il riconoscimento di alcun diritto.
 In questo circuito la scomparsa di bambine e bambini è un fenomeno molto presente: secondo i riscontri dell’AEJT*, molti vengono venduti a trafficanti che li fanno espatriare per essere utilizzati in condizione di schiavitù. E’ una situazione sociale ed economica molto complessa:  spesso le famiglie non hanno la percezione che diritti fondamentali vengano violati, perché non sanno neppure che esistono. Per questo l’azione dell’AEJT è meritoria, perché essendo presente in decine di villaggi e città del Benin, va facendo prendere coscienza alle famiglie e alle Autorità del fatto che esistono i diritti dell’infanzia e, soprattutto, forma le coscienze di bambini e ragazzi al fatto che essi hanno dei diritti. Il Movimento dei bambini e adolescenti lavoratori africano di cui AEJT del Benin fa parte, si fonda su 12 diritti fondamentali che i giovani fondatori del Movimento, nel 1994, hanno scelto e votato come fondamentali per il bambino africano, tra questi il diritto a stare in famiglia, diritto allo studio, diritto ad un orario di lavoro limitato, diritto ad avere almeno un giorno di riposo dal lavoro, diritto alla salute, diritto al tempo libero, diritto ad esprimersi e ad essere ascoltati. 
 *AEJT= Associazione bambini e adolescenti lavoratori del Benin (Movimento nazionale aderente al Movimento africano)

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