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Il . Inserito in Benin - Piccoli artigiani crescono


Piccoli Artigiani Crescono, progetto finanziato dalla Regione Veneto si avvia al secondo anno di realizzazione

Carissimi soci e sostenitori,
sono qui, a Cotonou, in Bénin, che cerco di far quadrare i conti e di fare gli incontri diplomatici del caso per completare la documentazione del progetto Piccoli artigiani crescono finanziato dalla Regione Veneto, che conclude il suo primo anno di vita e condividere i passi del secondo anno. Durante la mia presenza il Maejt, Movimento Africano dei bambini e giovani lavoratori, a Cotonou tiene una delle sue riunioni dell'Africa dell'ovest.
Sono presenti 9 Paesi:  Benin, Togo, Costa d'avorio, Niger, Burkina Faso, Guinea Konacri, Senegal, Ciad, Mali. Sono riuniti i delegati dei gruppi che realizzano le vignette che vengono utilizzate a scopi educativi soprattutto dove i bambini e gli adolescenti non sanno leggere e scrivere.  Da diversi anni il Movimento sostiene questo tipo di attività artistica e le vignette fatte da bambini o adolescenti sono diventate uno strumento distintivo della comunicazione del Maejt., per parlare di salute e prevenzione, della tratta e dell'esodo precoce dei bambini, dei diritti dell'infanzia e per promuovere le azioni del Movimento.
L'incontro che per 12 giorni ha messo insieme questi delegati ha l'obiettivo di realizzare un vero e proprio cartone animato che il Movimento del Maejt vuole presentare al Forum Sociale che si terrà a Dakar nel febbraio 2011. Lunghe lezioni e approfondimenti sulle tecniche dei cartoons ma anche discussione sul messaggio che si vuole trasmetter, il contenuto da dare al cartone animato.
Io naturalmente non ho potuto seguire tutti i lavori, il mio dovere mi chiamava altrove, ad incontrare i rappresentati del partner Caceb, del partner Bon Accueil, ad incontrare i ragazzi della serigrafia e il Comitato nazionale degli Ejt del Benin; ho comunque voluto e potuto seguire per mezza mattinata le discussione del gruppo dei vignettisti.
Il tema é forte e cioè come rappresentare il problema dell'esodo precoce dai villaggi e dal Paese da parte di tanti bambini e adolescenti. Questo è un fenomeno molto diffuso in Africa Occidentale che ha nella povertà la sua motivazione principale; vi sono inoltre dei personaggi che girano i villaggi dicendo alle famiglie con tanti figli da mantenere faticosamente, che se i ragazzi si spostano in città loro li possono aiutare, in realtà i bambini quasi sempre diventano preda di sfruttatori.
La discussione dunque è partita dalla coscienza della gravità del fenomeno; la prima domanda che veniva posta era: "noi dobbiamo fare di tutto per bloccare l'esodo dei bambini?" La risposta potrebbe essere ovvia, certo che dovremmo bloccarlo, ma non è cosi. Prima di tutto dobbiamo capire cosa muove il bambino all'esodo. Se un bambino non ha di che sopravvivere dove si trova, o è in una situazione che lo costringe a subire violenze e soprusi, possiamo dirgli:" no tu resta lì?"
Se un bambino non ha la possibilità di studiare, né di trovare un lavoro nel villaggio cosa gli rispondiamo? E quando si trova già nella città o all'estero cosa gli diciamo:" torna al Paese"?
Per contro, possiamo essere dei facilitatori del suo esodo? Certo che no!
Che criteri possiamo e dovremmo dunque assumere?
La discussione si è fatta seria e approfondita e il Maejt ha elaborato una sua linea che prevede di mettersi a servizio di questi bambini. Se nel villaggio c'è un gruppo di EJT (formazione locale del Movimento dei bambini lavoratori) i delegati cercano  di parlare con il bambino per capire le sue ragioni e spiegargli la realtà vera che sta dietro la speranza di trovare lavoro, studio ed emancipazione lontano dal villaggio, portano esempi concreti, parlano con i familiari, con il capo villaggio, elencano i rischi di violenza e di sfruttamento che possono colpire il ragazzo che lascia il villaggio.
In ultima istanza, nel caso che il  ragazzo sia deciso/costretto comunque ad andarsene, il gruppo di Ejt cerca di fornire informazioni utili e dichiara la propria disponibilità a fornirgli qualche punto di
riferimento laddove ci siano altri  gruppi Ejt.

Il Maejt è entrato da qualche anno a far parte della Commissione Africana contro l'esodo precoce, si tratta di un organismo di cui fa parte l'Unicef, L'Oil, Save The Children, Plan International, e rappresentanti di governi e altre Istituzioni.
Il Maejt per prima cosa ha letto tutti i documenti sul tema prodotti dai rispettivi componenti la Commissione e si è accorto che le analisi delle diverse Istituzioni ed Agenzie non erano concordi, e ha incominciato a porre il problema dicendo: "se si vuole trovare una soluzione occorre
che siamo tutti d'accordo sull'analisi e sulle proposte di soluzione".
Anche lessicalmente c'erano differenze significative:  la maggioranza delle organizzazioni utilizza il termine "tratta di minori" quando parla di migrazione dei bambini, denileando un approccio riferito agli adulti, mentre il Maejt parla di "esodo precoce", con un approccio che richiama la necessità di affrontare la cosa dal punto di vista dei bambini. La posizione del Maejt ha prodotto una ridiscussione all'interno della Commissione con modifiche sostanziali sulle rispettive analisi.
Il Maejt dunque porta nella discussione proposte di intervento che partano dal tener conto delle ragioni e delle difficoltà dei bambini che lasciano il villaggio, e su questa base cerca di costruire piani di sensibilizzazione e azioni di sostegno (attivazione di corsi di formazione nel villaggio, avvio di attività generatrici di reddito per questi bambini ecc.).

Dopo questa discussione si può capire che il contenuto del Cartone animato disegnato da giovanissimi Ejt interpreterà questo originale approccio degli Ejt e quando sarà proiettato potrà essere utile sia a sensibilizzare centinaia di bambini, ma anche  Istituzioni e Governi.

Sostenuto da diversi partner italiani: Regione Veneto, Comune di Dueville, Equomercato, Italianats, Solinte, e l'Associazione Fratelli uniti del Benin,  Il progetto: "Piccoli artigiani crescono", con la sua sede , i suoi corsi di formazione, la sua Serigrafia operativa, in partnership con le donne cucitrici dell'Associazione Bon Accueil e la Cooperativa locale Caceb è ora una realtà.  Concluso il primo anno, si avvia ora la seconda fase del progetto.
C'è molta soddisfazione tra i ragazzi e sono motivati a proseguire.
Ci sono elementi che riguardano gli adulti e le loro capacità di collaborazione sulle quali bisognerà lavorare ancora perché in effetti ci sono dei deficit di relazione, tra Caceb e AEJT, tra Bon Accueil e Caceb. Una parte del mio tempo l'ho dedicato  ad attività diplomatiche.
Le premesse per la realizzazione della seconda fase del progetto comunque ci sono tutte, ma occorre lavorare ancora molto perchè i partner Beninesi siano in grado di sviluppare tutte le loro potenzialità, in particolare con la Cooperativa Caceb, mentre invece il gruppo di donne cucitrici "Bon Accueil"  si conferma un buon gruppo affiatato di donne, interessato a collaborare con AEJT Benin e quindi in grado di fare del binomio bambini e donne alleate per lo sviluppo una base strategica per il futuro.


Aldo Prestipino
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