3° E ULTIMO RAPPORTO DI MISSIONE IN BENIN: 10-22 MARZO 2014

Il . Inserito in Benin - Pensieri di cotone per l'Africa

 

Lunedì 10 marzo: Contrariamente alle previsioni, a causa del ritardo nella consegna dei cliché, ci troviamo a stampare gli ultimi campioni: lavoriamo fino alle 17,  mettiamo tutto nelle valigie e il lavoro è finito.

La sera compro una decina di banane, quelle piccole, e con queste faccio cena.

Martedì 11 marzo: alle 6 sono fuori , mi incontro con Bernardin e ci facciamo accompagnare in auto da un amico a Cotonou dove alle 8 parte il pullman per Nattintingou, una città della regione settentrionale di Atakora, dove arriveremo alle 20.

Mentre guardo la moltitudine di baracche che costeggiano la strada per chilometri e chilometri, penso: ecco  il volto concreto delle statistiche che dicono che il Benin è uno dei Paesi più poveri del mondo. Ribadirlo probabilmente non fa nemmeno più notizia, se non fosse che qui ha un volto, milioni di volti, della madre incinta, con un bambino piccolo sulle spalle, che vende carburante sul ciglio della strada: all'imbrunire, senza illuminazione, i bottiglioni di carburante si illuminano come un lampadario grazie ai fari delle macchine e delle moto che transitano e lì, sui bidoni, alle ore 23, vedi dormire il piccolino, mentre la madre è stesa lì accanto su una stuoia. Alti tassi di mortalità e assenza di ogni struttura sociale e questa madre non si stacca dalla mensola montata sul ciglio con i bottiglioni bene in vista, unico appiglio per la sopravvivenza. Fra qualche anno il piccolino avrà cinque anni e allora sarà lui che farà il pieno mentre la madre allatterà un altro fratellino. Lo stesso volto lo ritrovi in migliaia di banchetti che vendono frutta, verdura, pane, sementi, ignam, pannocchie, manioca, kassà, pesce, carne, fazzoletti di carta, curadenti,  ricariche per telefonini, ecc.

Più indentro rispetto al marciapiede c'è una fila praticamente continua di baracchette o casette, dove ci sono rivendite più strutturate e tanti laboratori, e anche lì vedi bambini che lavorano fino alle dieci  di sera, a cucire con le macchine da cucire, a stirare, a costruire mobili. Ci possiamo scandalizzare? Ci possiamo scandalizzare se cinque ragazzi dai 7 ai 19 anni vivono dentro la falegnameria giorno e notte, coperti di segatura, e non si lavano da settimane? Certo che sì, se non conoscessimo la loro storia, di ragazzi senza genitori, che hanno trovato nella falegnameria, un rifugio e una identità, il proprietario li ha presi per interesse ma anche per pietà, altrimenti questi ragazzi non avrebbero avuto di che mangiare, né dove vivere e non avrebbero imparato un mestiere che nel bene e nel male li proietta in un futuro meno drammatico. Quando il padrone non c'è, loro ti parlano come fossero non dico i padroni della falegnameria, ma sicuramente i responsabili della produzione e difendono con orgoglio la loro condizione. Ehi, però dovresti farti la doccia, sei completamente coperto di segatura, i capelli, le orecchie, il naso e persino gli occhi, ti verranno fuori delle dermatiti e ti si riempiono i polmoni di polvere....  lui ti guarda e dice: c'era una doccia nel campo sportivo dove andavamo a farla, ma è rotta da un anno.....

Il ragazzino di 10 anni che stira, fuori, davanti alla bottega, è orgoglioso di farti vedere com'è svelto a stirare una camicia (con il ferro a carbone) e poi finito il lavoro, alle 10 di sera, mette tutto in ordine e si avvia verso casa, una strada senza illuminazione in mezzo ad un agglomerato di case che noi chiameremmo baraccopoli.

È in contesti come questo che il Movimento dei bambini e adolescenti lavoratori si muove, non è un caso che sia cresciuto in questi anni in modo sensibile, circa 240 gruppi di base con circa 15.000 aderenti, perché parla di diritti, di diritto all’istruzione, alla salute, al riposo, di lavoro commisurato alle forze, che si batte contro l'esodo precoce, altra piaga che spinge ragazzini anche piccoli a cercare fortuna nelle città più grandi, diventando molto spesso vittime di lavoro forzato quando non di peggio.

Djougou-tess2014A Natitingou incontriamo il coordinatore e il gruppo di delegati del Moviment: ci sono 5 gruppi di base, ci raccontano della loro realtà e poi parliamo del progetto Pensieri di cotone per l'Africa; si tratta di raccogliere i proverbi nelle  lingue locali, poi tradurli in francese e mandarli alla Serigrafia dove si farà una raccolta che ASoC cercherà di pubblicare e la Serigrafia li stamperà nelle magliette. Le magliette serigrafate verranno confezionate con delle scatole di cartone e inviate ai vari gruppi che potranno venderle trattenendo un margine da investire nelle attività del gruppo di base.

La proposta piace e i delegati decidono che, entro la fine di maggio, ogni gruppo di base andrà dagli anziani della propria comunità e raccoglierà i proverbi nelle rispettive lingue.

In Benin ci sono tante etnie: Fon, Yorouba, Adja, Somba, Ani, Tarimba, Chamba, Ewe,  Bariba, Gwè, Fulbe, Goumaché, Houeda, ecc.ecc e praticamente tutte si basano sulla trasmissione orale, se questo progetto riuscirà a divulgare un pezzetto del patrimonio linguistico del Paese, il Movimento potrà contribuire a far partecipare migliaia di ragazzi a un percorso culturale e formativo utile e importante.

Nei giorni successivi proseguendo il viaggio incontriamo i delegati di:Abayson, Abomey,  Bassila,  Boycon, Calavi, Covè, Dhassa, Djougou, Sakota. Tutti ci raccontano le loro esperienze e alla fine sono entusiasti del progetto di raccogliere i proverbi.

Bernardin approfitta degli incontri anche per ricordare che sono arrivati i questionari; il questionario è un elemento di grande interesse per chi vuol capire un po’ di più come funziona il Movimento Africano dei Bambini e Giovani Lavoratori. Dunque ogni tre anni il Movimento Africano, dalla sede centrale di Dakar, lancia un questionario da promuovere in tutti i 24 Paesi dove il Movimento è presente ed organizzato e entro i primi di maggio di quest'anno tutti i gruppi di base dovranno rispondere al questionario, con una procedura democratica e trasparente: attraverso un sorteggio pescando i bigliettini da un vaso sono coinvolti  nelle risposte 3 bambine/bambini, comunque di età inferiore ai 18 anni e 1 ragazza/ragazzo,  2 genitori e 2 datori di lavoro. Il questionario serve a verificare quanto il Movimento è considerato utile dagli intervistati e cosa, secondo chi risponde, ha ricevuto dalla partecipazione alle attività del Movimento in termini di competenze, di formazione, di informazione, di salute, di qualità della vita.

I questionari così compilati verranno trasmessi alla sede centrale che elaborerà una griglia di valutazione che servirà di base alla prossima assemblea Africana.

Non c'è un obbligo a partecipare al rilevamento, ma ogni realtà sa che saranno resi noti i gruppi che non hanno partecipato e nessuno vuol fare una cattiva figura, così la partecipazione sarà elevata come sempre.

Djougou 2014Un'altra cosa che mi ha colpito è l'aver saputo che un nuovo gruppo si era costituito a Bassila e chiedeva di essere riconosciuto e accreditato nel Movimento. Bernardin mi spiega che se un gruppo di ragazzi si mette insieme per formare una AEJT deve avere una metodologia democratica al proprio interno, deve conoscere  i 12 diritti che il Movimento promuove ed essere pronto a portare avanti le campagne che periodicamente il Movimento lancia (prevenzione Hiv, scuole per lavoratori, no alla  violenza sui minori, battaglia contro l'esodo precoce dai villaggi, ecc). Per verificare che il Gruppo effettivamente risponda ai criteri suddetti, viene inviato un “ispettore” che però non è dello stesso Paese, cioè a Bassila non andrà Bernardin o un altro adulto beninese, ma ho scoperto che si è dovuto aspettare un delegato adulto (23 anni) proveniente dalla Nigeria che si è recato a Bassila per fare la valutazione che, se positiva, permetterà al gruppo interessato di entrare a pieno titolo nel Movimento.

Per evitare che un dirigente gonfi il numero dei gruppi di base del proprio Paese, a fare la verifica va un esponente di un Paese vicino, che non può essere sospettato di avere un interesse a gonfiare i numeri.

Arriveremo mai noi a praticare una simile forma di controllo? Se venissero degli esponenti esteri a vedere come funzioniamo, forse le cose sarebbero tenute diversamente......

Sarebbe lungo raccontarvi dei contenuti di tutti gli incontri che abbiamo fatto nel corso del viaggio, vi presento solo l’esperienza di un gruppo di base di Diougou, di  26 ragazze che  svolgono l’attività di tessitrici: siamo entrati nel loro posto di lavoro, due sale di tessitura, una orizzontale e una verticale, e un emporio di vendita. Le due maman che coordinano il centro sono persone molto sensibili e le ragazze si trovano bene a lavorare in quel contesto, talvolta a causa della distanza dalle loro case o per ragioni critiche familiari chiedono di poter vivere  direttamente nel centro, le maman ne ospitano nella propria casa già 6.  Si tratta di ragazze che hanno trovato nel Movimento la possibilità di darsi un futuro, infatti lì imparano un mestiere, e poi vengono aiutate a dotarsi di un telaio a casa dove possono produrre e vendere per conto proprio o portare i tessuti al centro che ha già un suo mercato di vendita.

In un Paese dove lo Stato sociale non arriva, il Movimento trova il modo di supplire, cercando e trovando persone sensibili e impegnate per rispondere ai bisogni di tanti ragazzi e ragazze.

A Bassila, per esempio, l'adulto di riferimento del Movimento è una signora che lavora per una Ong e si occupa di lotta ai maltrattamenti di bambini e donne. I ragazzi nei rispettivi villaggi quando vedono una situazione di maltrattamento corrono a chiamarla, la signora interviene,  fa la denuncia alla polizia e, il più delle volte, porta nel suo centro la donna o il bambino oggetto di maltrattamenti per costruire insieme un percorso di rientro protetto nella società.

Alla fine del viaggio, incontro nuovamente i ragazzi della serigrafia e l'Amministratore e con Bernardin precisiamo tutti i contenuti e gli impegni assunti:

André assieme a Charles, Therry e Modeste coordinerà la Serigrafia, Bernardin assumerà l'incarico di responsabile della grafica, l'Amministratore strutturerà il modello dei costi e dei prezzi, e farà una verifica sui preventivi dei fornitori.

Nei prossimi giorni verrà fatta una prova con l'utilizzo di carta riciclata per  produrre il cartoncino per fare le scatole per le Tshirt.

Per i primi di giugno ci verranno inviati i proverbi raccolti con le relative traduzioni in francese, per  provare a dare un impianto grafico al quadernino che si dovrà stampare a sostegno del progetto Pensieri di Cotone per l'Africa.

La missione è finita,  le valige sono pronte, porto a casa anche una ventina di presepi  e di statuette realizzate dai gruppi di base di Covè,  più gli ultimi campioni della serigrafia, che consegnerò a Little Hands.

Alle ore l9 di giovedì 20 marzo, ultimo giro per Calavì: acquisto un mango anzi 2 e mi dirigo alla caffetteria di Pauline, la moglie di Bernardin: lì me li sbucciano e assaporo il gusto a metà tra l'agrume e la pesca di questi buonissimi frutti, gli splendidi alberi di mango  sono stracarichi di questo periodo. Con Bernardin andiamo a comprare del pollo ai ferri e una bottiglia di vino, è l'ultima sera e occorre festeggiare il buon esito della missione, il buono stato di salute di Bernardin e anche il mio nonostante il caldo, l'amicizia e l'intesa rafforzatasi in questo mese di collaborazione e poi per restare in tema di proverbi: un buon vino fa buon sangue.

Le condizioni ora ci sono tutte perché l'Aejt Benin veda decollare un grande progetto nazionale.

 

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