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Intervento di Daniel

Daniel appartiene ad una comunità zapatista in resistenza, la comunità di Roberto Barrios. È in Italia grazie alla collaborazione de “Il Cerchio”: il coordinamento italiano dei gruppi in appoggio alle popolazioni native. Sentiamo la sua testimonianza diretta dal Chiapas.


Buona sera a tutti voi. Sono messicano, dello stato del Chiapas, di una comunità della selva Lacandona. Sono qui con voi stasera grazie all’invito di alcuni compagni che hanno organizzato questo incontro ed è proprio per questo che mi trovo qui.
Sono indigeno al cento per cento, di lingua tzeltal. Mi riesce difficile essere qui con voi, ma siamo qui soprattutto per parlare dei problemi del Chiapas. Quindi io sono qui a causa dei problemi che avvengono quotidianamente nelle comunità indigene del Chiapas. Si cito la comunità di Roberto Barrios, è un esempio, parlo di tutte le comunità del Chiapas.
È molto pericoloso perché noi come indigeni delle comunità viviamo quotidianamente la minaccia da parte dei gruppi paramilitari che sono gruppi che vivono nella comunità con noi perché i militari non ci possono entrare. Quindi, preparano la gente stessa delle comunità affinché la gente viva in un conflitto continuo. Ora il governo di Fox sta attaccando pesantemente le comunità in resistenza. Perché in questo momento comincia a fare molti progetti per richiamare la attenzione di tutti quei compagni che vivono in resistenza lottando per ottenere una vita migliore. Però questo governo sta cercando di assediare, bloccare il progresso e la lotta che stanno facendo le comunità.
Poco tempo fa avvenne un caso in una comunità che si chiama Zinacantán molto vicina alla città di San Cristobal, dove a due comunità fu tolta l’acqua perché sono comunità che vivono in resistenza, che non ricevono nulla, nessun appoggio dal governo. Quindi il governo preparò alcune persone interne alla comunità stessa per togliere la fornitura d’acqua e creare un conflitto che è creato affinché il mondo sappia che c’è un problema all’interno della comunità senza che si sappia che questo è stato organizzato dallo steso governo della repubblica.
La grande tristezza che ci portiamo addosso noi come indigeni che viviamo in resistenza nelle comunità del Chiapas è che stiamo vivendo sulla nostra pelle tutto il pericolo causato dai gruppi paramilitari e qui parlo in prima persona: noi soffriamo a causa dell’assillo dei gruppi paramilitari perché loro di persona, vengono nelle nostre case a minacciarci di morte, a lasciare lettere anonime che se non lasciamo la resistenza paghiamo con la nostra vita. Questo è molto pericoloso per tutti noi, compagni che viviamo in resistenza.
Per questo dico e chiedo a voi come società internazionale di continuare a organizzarvi, non scoraggiatevi, non lasciatevi trasportare da false informazioni che dominano anche noi. Con il vostro appoggio abbiamo progredito molto, sia in tante parti del mondo, sia nello stato del Chiapas.
Anche per questo sono giunto qui, in questo luogo, dall’altra parte del mondo. Per me è stato molto difficile rompere questa distanza. A obbligarmi a uscire è stato il problema; inoltre, vorrei apprendere da voi, vorrei vedere come vivete, come vi organizzate, qual è il sacrificio che voi vivete quotidianamente. Sono venuto anche per apprendere, per conoscere e condividere un momento così gradito come questo.
Con il vostro appoggio sono stati costruiti centri educativi, ospedali, vari laboratori di artigianato, di panificazione, di cucito, e molti altri centri, e questo grazie all’appoggio nazionale e internazionale come il vostro. Voi avete fatto un grande sforzo; come dice il motto “se ci uniamo tutti, è possibile creare un altro mondo, un mondo dove vi siano uguaglianza e giustizia”.
Io ho visto che la situazione in Chiapas già era molto grave. Non vedo come uscire dal problema, ed è proprio per questo che ho fatto il grande sforzo per venire fino a qui, e sto adesso cercando di incontrarmi con varie associazioni, con varie persone per promuovere e lavorare un po’. Non sono venuto a fare un progetto. Sto cercando di condividere.

Seguono le domande dal pubblico:

Perché la gente all’interno della comunità diventa paramilitare?

La gente diventa paramilitare perché il governo dà loro del denaro contante e dei regali. Come regali, intendo materiale per costruire la casa, attrezzi agricoli, sementi modificati. Così c’è della gente all’interno della comunità che si solleva contro i suoi fratelli. Non necessitiamo dell’esercito perché ci sono i paramilitari. I paramilitari sono addestrati dai militari che non possono entrare nelle comunità e così si crea lo scontro.

È vero che l’esercito zapatista non ha mai sparato un colpo?

No, l’esercito zapatista non uccide, però si difende dall’esercito. È un’informazione falsa dire che l’esercito zapatista non spara, però questo avviene perché siamo lontani. L’esercito zapatista non attacca, non ha mai provocato, però si difende.

Cosa possiamo fare noi qui concretamente per aiutare la resistenza?

Voi potete restare in comunicazione concretamente con Enlace Civil o con il Centro Fray Bartolomé de Las Casas. Potete anche venire a visitare il Chiapas e riportare qui delle informazioni reali e poter mantenere così il contatto.

Qual è la relazione tra le etnie in Messico? Ci sono dei politici nel parlamento messicano che rappresentano gli indigeni?

Le relazioni tra le etnie del Messico sono molto strette. In Messico esistono molte etnie, in Chiapas ve ne sono più di 50. Le relazioni sono buone. Le comunità sono divise tra quelli che sono in resistenza e quelli che sono dalla parte del governo. C’è una divisione perché il governo vuole che noi siamo divisi. Negli altri stati la relazione è buona. Poco tempo fa si è tenuto il congresso nazionale indigeno per condividere.
Non vi è alcun partito politico che appoggi gli indigeni. I partiti lottano per il potere e a loro non importa chi sta sotto, in una condizione più bassa.
In Messico ci sono tre partiti politici: PAN (il partito di Fox); PRI (il partito che fu al potere per molto tempo); PRD. Quest’ultimo sarebbe il partito politico più a sinistra, ma in realtà non lo è, perché non c’è nessuno a favore degli indigeni. Non si azzardano nemmeno a dire “voglio appoggiare un movimento a favore degli indigeni”.

Il movimento zapatista dà molta importanza all’informazione, alla comunicazione, come non si è mai visto in nessun altro movimento rivoluzionario. Questo parte dalla realtà indigena, da una realtà culturale propria del mondo indigeno, oppure dipende dal fatto che si sa che nel mondo occidentale è molto importante l’informazione?

Il movimento zapatista e un movimento che considera la comunicazione molto importante e non c’è mai stato un movimento simile a questo movimento perché questo movimento unisce tutto: la povertà, l’emarginazione di tutto il mondo, non solo in Messico, non solo indigene. L’immagine che diede il Chiapas e che iniziò il conflitto è proprio quella della povertà che abbonda nello stato del Chiapas. Però la povertà, l’emarginazione, lo sfruttamento non esistono solo tra gli indigeni del Chiapas, ma si vivono in ogni parte del mondo. Quindi, proprio per questo la lotta zapatista non è più la piccola lotta nello stato del Chiapas ma è la lotta per tutti noi, per me o per te o per lui o per loro. Perché tutti noi necessitiamo la nostra libertà, la libertà di espressione è la libertà che necessitiamo per preservare quello che il potere ha tenuto per sé o ci ha tolto. A noi ancora manca perché ci sono stati tolti tutti i nostri diritti.
Tutti noi necessitiamo la libertà di espressione anche se siamo da diverse parti del mondo, però la necessitiamo. Da ‘94, data dell’insurrezione indigena, già molta gente stava lottando, molti giovani, molte persone stavano vedendo il mondo in un altro modo. Però non vi era una forma reale attraverso cui esprimerci a livello mondiale, un modo per giungere a questa espressione, per dire “ora sì, posso insorgere con i pugni alti”. Dopo che si è visto l’esempio in en Chiapas, fu come se anche il mondo fosse insorto, vide la forza, vide che c’era un gruppo di indigeni che lottavano contro il potere. Proprio per questo la società internazionale è molto importante nella lotta zapatista perché anch’essa vide questa nuova luce. Al vedere la luce che brillava in Chiapas, anche la società internazionale insorse e disse “io seguo questa lotta, appoggio la lotta”. Quindi, in questo momento la società internazionale la vedo ancora molto salda, mi pare che abbia forza di continuare, però non lo so, non so se sto vedendo la verità o se ho le allucinazioni.
Infine, vi invito nuovamente a continuare ad organizzarvi, a restare saldi, continuate a pensare alla gente più bisognosa, la più emarginata, se non necessariamente in Messico, non necessariamente in Chiapas, non necessariamente le comunità indigene del Chiapas. Però ci sono altre comunità emarginate in tutto il mondo; quindi, io vi invito a proseguire, a non scoraggiarvi, e che continui la musica, che continui il ballo sebbene ci sia il dolore, sebbene ci sia la tristezza, però pensiamo che insieme si può costruire un altro mondo possibile, il mondo che noi sogniamo.
Molte grazie.

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