| 10 - 28 Gennaio 2006
Missione di ASoC in Argentina
La missione in argentina aveva
3 obiettivi:
1)stabilire una relazione preferenziale con una Ong che permettesse
ad Asoc di avere un recapito a Buenos Aires e un referente sul posto,
anche nella prospettiva di invio di volontari.
2) Incontrare i referenti dei 5 municipi, 5 Ospedali e 5 Comitati
degli utenti e delle responsabili del Ministero per lo Sviluppo
umano della Provincia di Buenos Aires che hanno coordinato il progetto
Medicinali in Argentina, per fare il punto della situazione e valutare
le possibili prospettive.
3) Rispondere all’invito della Commissione direttiva del Club
Social de la “Victoria” nel Comune di Pila dove il 22
di gennaio si celebrava il 1° anniversario dalla inaugurazione
del Club ricostruito grazie anche al nostro sostegno.
1) Il primo incontro con la Ong
GPeS di Buenos Aires è avvenuto presso la sede, con il Vice
Presidente Roberto Bensi nostro caro amico da diversi anni, con
il quale abbiamo collaborato anche quando ancora viveva in Italia
all’avvio di Banca Etica, in quanto al tempo Roberto assieme
a sua moglie Maripi coordinavano il marketing e la raccolta delle
quote sociali per la Banca. A questo incontro, dove si è
parlato soprattutto di infanzia lavoratrice e turismo responsabile,
ne sono seguiti altri. Roberto ci ha messo in contatto con altre
persone ed istituzioni in modo da poter verificare le possibilità
di collaborazione. Nell’ultimo incontro abbiamo deciso di
stendere una bozza di convenzione tra GPeS e ASoC che è ora
al vaglio delle rispettive organizzazioni.
Con Martin, uno dei contatti offertici da Roberto, siamo andati
a conoscere una storica e meritevole istituzione che si occupa di
infanzia in Argentina: “Pelota de Trapo” che ha sede
a Avellaneda nella cintura di Buenos Aires. Avellaneda fino alla
fine degli anni ’70 immenso quartiere operaio industriale
ora è il fantasma di se stesso, pieno di capannoni vuoti
e di disoccupati che fanno i pendolari verso altre zone alla ricerca
di lavoro. Lì ha sede Pelota de Trapo, Alberto Morlachetti,
autorevole guida dell’organizzazione con il quale abbiamo
potuto stabilire una relazione molto positiva, è circondato
da un gruppo straordinario di collaboratori e volontari, con in
quali abbiamo avuto modo di discutere approfonditamente sia del
loro lavoro che della situazione in Argentina.
I dati che rimbalzano dall’Argentina sui giornali di tutto
il mondo indicano che la sua economia ha da tre anni tassi di incremento
del Pil superiori al 9%, e che finalmente il Paese ha un Governo
solido sostenuto dal consenso popolare. Se tutto questo è
vero, dall’interno le cose non sono così rosee, il
tasso di sviluppo economico argentino è dato sostanzialmente
da pochi fattori i principali che sono: la esportazione del bestiame
la cui carne è richiestissima, l’agricoltura da esportazione:
l’Argentina è il secondo produttore di soya (totalmente
transgenica) del mondo, e ai primi posti per il mais (anch’esso
transgenico) inoltre molte delle imprese esistenti, grazie alla
politica dei Governi precedenti sono ora in mano per la maggior
parte a multinazionali straniere. Risultato: la stragrande maggioranza
dei proventi della carne, della soya e del mais sono in mano ad
un ristretto gruppo di possidenti ed esportatori, i proventi della
stragrande parte delle restanti risorse argentine sono in mano alle
multinazionali estere; Le banche straniere che nel 2002 furono al
centro della protesta popolare ora sono tornate a fare profitti
enormi offrendo ai capitali in fuga sicure destinazioni; dunque
la distribuzione della ricchezza prodotta non raggiunge la gran
parte dei ceti popolari.
Questa è la questione all’ordine del giorno in Argentina,
le stesse madri di Plaza di Mayo che giovedì 26 gennaio 2006
hanno organizzato la ultima marcia (la prima fu intrapresa quasi
30 anni fa), dopo che per 1500 giovedì la stessa marcia si
è ripetuta nella Piazza centrale di Buenos Aires, per chiedere
il rispetto dei diritti civili, la ricerca dei famigliari desaparecidos
e la persecuzione dei colpevoli delle atrocità della dittatura
argentina; nella dichiarazione finale, sotto una piramide posta
al centro alla Piazza con le foto di migliaia di desaparecidos,
Hebe de Bonafini, una delle madri fondatrici del movimento, ha detto
tra l’altro: “E’ l’ultima marcia della Resistenza
perché siamo vecchie ormai, ma anche e soprattutto perché
oggi non abbiamo più un nemico alla Presidenza della Repubblica,
anzi stiamo vivendo un momento storico in America latina e nel nostro
Paese, comunque anche senza marcia continueremo il nostro impegno,
ad iniziare dal chiedere al Governo che intervenga per una equa
redistribuzione della ricchezza e che ponga attenzione alla fame
dei bambini”
La carne che è il cibo prediletto degli argentini nell’ultimo
anno al consumo è cresciuta di prezzo di oltre il 40%, ma
anche il latte e gli altri generi sono cresciuti moltissimo e mentre
i soliti organi di stampa plaudono ai dati del PIL, gli amici di
Pelota di Trapo, che hanno una agenzia di informazione autonoma,
parlano di un Paese dove i bambini in condizione di povertà
sono il 75% del totale. Uno dei manifesti che Pelota de Trapo sta
in queste settimane affiggendo in ogni angolo della città
(ne abbiamo portato a casa uno) dice:”la fame è un
crimine diciamo basta!” e che sia così si vede davvero,
forse meno nella capitale, ma appena fuori si vede la gente che
fa fatica a mettere sul tavolo un pasto decente per l’intera
famiglia. Sono tantissimi che si rivolgono ai Comedores populares
(mense popolari); è cosa di tutti i giorni vedere madri con
un bambino in braccio suonare il campanello delle case per chiedere
del latte o del pane.
Naturalmente c’è una Argentina che sta meglio, le spiagge
sono piene di turisti, gli alberghi, le discoteche sono frequentatissime,
ora che il Peso argentino vale meno di un terzo di 4 anni fa, i
turisti stranieri sono moltissimi, ma paradossalmente questo fatto
positivo marca ancora di più la esistenza di squilibri drammatici
nella distribuzione della ricchezza; il fenomeno dei cartoneros
(famiglie intere che raccolgono dalla spazzatura tutto quello che
c’è da riutilizzare per rivenderlo, o non di rado per
mangiare) nella capitale ha assunto dimensioni impensabili solo
pochi anni fa.
Il Governo sta incontrando le varie associazioni di categoria con
lo sforzo dichiarato di far abbassare i prezzi al consumo, ma finora
non si sono visti risultati degni di nota. I prezzi continuano a
salire mentre pensioni, salari e sussidi restano fermi.
2) Il 17 di gennaio 2006 presso
il Comune di Castelli a circa 200 Km da Buenos Aires abbiamo avuto
un incontro con i sindaci e i responsabili degli ospedali e le associazioni
degli utenti, dei 5 municipi (Chascomus, Gen. Belgrano, Pila, Ranchos,
Castelli) con i quali abbiamo in corso il progetto di sviluppo della
rete sanitaria. La attenzione e la partecipazione che ci siamo trovati
di fronte è stata molto forte e noi che eravamo lì
soprattutto per ascoltare abbiamo potuto capire quanto è
stato importante l’appoggio fornito loro, e quanta strada
si è fatta grazie all’impegno e lo slancio di tutti.
Il centro della discussione verteva sulla richiesta di attrezzature
e macchinari avanzata dagli ospedali. Ci hanno spiegato che mancano
di quasi tutto: dalle incubatrici, ai letti ad assetto variabile,
fino agli apparati per le diverse specialità. Le poche strumentazioni
disponibili sono attualmente super sfruttate, con lunghe liste di
attesa da parte degli utenti.
Abbiamo cercato di capire cosa ne pensassero dell’idea di
effettuare una ricerca sul mercato degli apparecchi usati (ma in
ottimo stato) in Italia, per tentare di assicurare il maggior numero
di risposte alle loro richieste, la loro risposta unanime è
che per loro sarebbe veramente straordinario se ciò fosse
possibile. Per ciò abbiamo chiesto di fornirci una lista
completa del loro fabbisogno, chiarendo che sicuramente non saremo
in grado di soddisfare tutte le loro richieste, ma che cercheremo
di fare il possibile.
La situazione negli ospedali è effettivamente difficile in
un territorio dove, le grandi distanze invece, richiederebbero presidi
sanitari attrezzati in grado di garantire una assistenza adeguata
agli utenti.
Ci siamo lasciati dunque con l’accordo che appena trasmessoci
l’elenco di quanto necessario, noi inizieremo una campagna
di acquisizione di apparati e strumentazioni per ospedali, con l’impegno
entro l’anno di spedirli alla Rete Ospedaliera dei 5 Comuni.
3) Pila Club Deportivo De la Victoria
domenica 22 gennaio siamo stati a Pila dove la Commission de el
Club Deportivo del Victoria ci ha invitati alla fiesta criolla di
campo in occasione del 1° anniversario dalla inaugurazione del
Club.
Il tempo era bellissimo, sole con una temperatura attorno ai 29
gradi. Considerando che il Centro si trova a 70 km dal primo centro
abitato e che si arriva per strade di terra battuta il tempo era
importante; C’era tanta gente: 600 persone presenti, una cosa
straordinaria.
La festa è iniziata alle 9 del mattino rodeo con monta di
manzi, di cavalli selvaggi , presa al laccio di cavalli non addomesticati,
e diverse gare a cavallo, dove chiunque si poteva iscrivere, e così
è continuata tutto il giorno con la consegna di premi ai
migliori. Tutto attorno il tifo degli spettatori, su di un palco
uno spiker, pieno di humor e competenza, non smetteva un minuto
di incitare, attraverso gli altoparlanti, i concorrenti e richiamare
l'attenzione sulle imprese di ognuno. E' incredibile cosa sa fare
a cavallo questa gente, bambini di 5-6 anni stanno a cavallo come
io sto in bicicletta. Le ragazze uguale.
I cavalli erano di razze ed aspetto diverso, ma tutti bellissimi.
I Gauchos pelle bruciata dal sole, con mani coperte di calli quando
saltano sul cavallo sembrano trasformarsi per leggerezza, dominano
il cavallo al millimetro e gli fanno fare qualsiasi cosa, i cavalli
sembrano sentirsi onorati da avere un padrone come quello che hanno.
Alle 14 ci siamo seduti a tavola Carne naturalmente, ma che carne,
buonissima una manteca (tradotto: Burro) e poi insalata verde e
pomodori vino o birra e dolce, il tutto preparato con il lavoro
volontario.
La festa che si teneva in un campo a fianco del Centro Sociale e'
ripresa alle 15 fino alle 20. E’ da vedere come sono vestiti
i gauchos nei giorni di festa, dagli stivali ai pantaloni dai cinturoni
pieni di borchie e di placche, dai coltelli in foderi d’argento
alle fibbie lavorate, dai fazzoletti al collo ai cappelli o baschi,
tutto sembra uscito da vecchie casse dove di generazione in generazione
si tramandano cose ornate, con placche d'argento, cuoio lavorato
e tessuti colorati. La cosa che non si può non fare quando
si saluta uno di loro , è non fare caso al suo abbigliamento
e se gli si dice:” che magnifico coltello, o che straordinario
cinturon” si vede che ne sono orgogliosi e può capitare
che raccontino che se li sono fatti fare dal migliore argentiere
della zona o dalla miglior fabbrica di cuoio, oppure che li hanno
fatti con le proprie mani: lui o suo padre o suo nonno.
Alle 20 e' iniziato il ballo, dentro, il Club Social. Il Centro
e' stato ulteriormente migliorato rispetto l'anno scorso, e' stato
costruito un bancone bar con sopra un soppalco dove suonano i musicisti.
In meno di un quarto d’ora il salone era pieno di gente, appena
i musicisti hanno iniziato (con una Cumbia), tutti si sono lanciati
nel ballo (altro che necessità di un animatore come da noi).
Il salone in breve era stracolmo di famiglie ma anche di tantissimi
giovani che vivendo normalmente in fattorie isolate, hanno in queste
occasioni la possibilità di incrociare le o i rappresentati
dell'altro sesso e fare conoscenze. Naturalmente c’erano anche
tanti bambini che già alle 21 erano in parte stesi tra tavoli,
addormentati dopo una giornata intensa ed emozionante; d’altra
parte molti di quelli che erano alla festa erano partiti prima delle
7 del mattino ed erano rimasti accampati tra macchine e cavalli,
tende e furgoni tutto il giorno.
Dopo i primi balli il Presidente
e la Segretaria del Club Social hanno presentato il risultato dell'attività
2005 (su questo abbiamo portato a casa una quadernino che veniva
distribuito gratuitamente ai presenti)
Anche noi siamo stati invitati sul palco per un saluto, naturalmente
ci sentivamo in dovere di ringraziare per l’invito che ci
era stato fatto, e di fare un plauso ai tantissimi volontari che
per settimane avevano dedicato tutto il loro tempo libero per realizzare
una festa straordinaria.
Così possiamo dire che
Asoc oltre ad essere stato presente il 22 gennaio 2005 alla inaugurazione
del Club Social y Deportivo de La Victoria, è stato presente
anche alla festa 2006 per il primo anniversario della apertura del
Club.
Purtroppo alle 22 abbiamo lasciato la festa, tornare a casa per
strade di terra battuta ci sarebbero volute più di due ore,
ma al Club Social y Deportivo de La Victoria i balli sono continuati
sino quasi all’alba.
Rimane da dire che la Commissione
direttiva del Club e' stata rinnovata l'anno scorso, e si sono integrati
nuovi giovani che hanno una grande voglia di fare, attualmente il
club ha 130 soci, ma ci sono già trenta nuove richieste di
adesione (quota della tessera 5 pesos). Credo che quanti hanno contribuito
e lavorato a questo progetto possano sentirsi soddisfatti del risultato
conseguito, soprattutto sentendo quante volte ci é stato
ripetuto da diversi membri del Club, quanto fosse importante che
sia rinato il Club de la Victoria e delle intenzioni della Commissione
affinché questo diventi il Club di riferimento i tutti i
residenti del distretto.
Questo risultato, occorre dirlo, e' frutto all'apporto di tanti
sottoscrittori di Asoc, al lavoro della Comunità dei "Gauchos",
ma molto è dovuto all'instancabile lavoro sociale di Elsa
e Gladis, le due laureate in lavoro sociale del Ministero Provinciale
per lo Sviluppo umano. Sono loro che hanno coinvolto i primi Gauchos
convincendoli che con il lavoro solidario avrebbero potuto riuscire
in questa impresa, sono loro che hanno protetto il progetto dalle
mire di qualche politico con p minuscola, che hanno coordinato i
turni di lavoro, le responsabilità collettive, sono loro
che ora possono terminare il loro impegno avendo pilotato la Commissione
verso un rinnovamento che non sembrava facile, ma che era necessario
se si voleva che soprattutto i più giovani si sentissero
parte di questo progetto.
Febbraio 06 Aldo Prestipino
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